FRATELLI D’ITALIA SI SVUOTA. A RISCHIO IL QUORUM ALLE EUROPEE?

FRATELLI D’ITALIA SI SVUOTA. A RISCHIO IL QUORUM ALLE EUROPEE?

Fratelli d’Italia non è più capace di attrarre consensi e perde pezzi. A Roma l’addio di Santori e Iadicicco che portano via mezzo gruppo in Campidoglio e svuotano i gruppi municipali.

A cura di Giorgio La Porta – Sui profili social degli elettori della destra italiana è scoppiata una vera e propria guerra di accuse degna della migliore guerra tra scissionisti e unionisti. Una vicenda che sarebbe tutta locale se non fosse per il fatto che Fratelli d’Italia ha la sua roccaforte proprio a Roma dove Giorgia Meloni, ad un passo dal ballottaggio, ha ottenuto il 20% dei consensi. Il fatto che una che la metà dei consiglieri comunali e un consigliere municipale su tre abbiano fatto le valige è un allarme che dovrebbe preoccupare i vertici sul malessere tanto della base quanto della classe dirigente locale.

Fare finta di niente o sminuire il problema sarebbe lo stesso errore commesso da Angelino Alfano 4 anni fa, di fronte all’allarme lanciato da alcuni amministratori locali che preferirono smettere di fare politica, piuttosto che continuare quella strada intrapresa. Tutti sappiamo come finì la storia.

C’è un allarme in corso e gli elettori stanno già scappando via e lo spostamento di alcuni amministratori locali è solo la punta dell’iceberg di un problema che può portare alla scomparsa dal panorama politico italiano dell’unico partito della destra parlamentare.
Se la fuoriuscita di una fetta cospicua di dirigenti locali eletti a suon di preferenze può spaventare relativamente la dirigenza del partito, c’è un aspetto che invece deve far tremare le stanze della destra italiana: si è persa la capacità di attrarre forza elettorale e classe dirigente ed è iniziata quella fase discendente che vede gli elettori andare verso altri contenitori politici. Se oggi domandassimo a 100 persone fermate strada, quattro delle quali hanno votato per Fratelli d’Italia lo scorso 4 marzo, se il partito di Giorgia Meloni viaggi più verso il 5% (partendo da una base del 4,4%) o verso il 3%, la risposta sarebbe pressoché univoca e l’essere percepiti come un soggetto perdente è la cosa peggiore per un partito in campagna elettorale, perché non permette di usufruire di quell’effetto T di trascinamento che fa schierare gli elettori dalla parte di chi viene percepito come vincente.

Parlando di numeri, il giorno del giudizio verrà inevitabilmente con le elezioni europee e se dopo aver ottenuto il 4,4% alle politiche, FdI non raggiungesse il quorum del 4% la situazione sarebbe totalmente compromessa e irrecuperabile e si assisterebbe al fuggi fuggi generale.

L’uscita dal partito di Santori e Iadicicco di Politi e Figliomeni, e non rappresenta solo la perdita di alcune personalità della destra romana che hanno fatto squadra per far crescere il partito nelle periferie e soprattutto per allargare l’orizzonte a realtà che non venivano necessariamente dall’esperienza di Alleanza Nazionale. Hanno provato ad aggregare realtà moderate, cattoliche e società civile, ma questo non è servito a molto ed allora hanno deciso di chiudere qui questa esperienza.

Si portano via qualcosa di molto più importante del loro gruppo umano di amministratori locali. Si portano via la speranza di immissione di energie nuove all’interno di un intero partito. Alle elezioni regionali è stato stabilito il principio che non vi sia alcuno spazio per i non gabbiani. Bisognerebbe capire per quale valido motivo una personalità della società civile, un generale in pensione o un qualsiasi altro militante che volesse ambire a ricoprire il ruolo di parlamentare europeo dovrebbe spendersi umanamente ed economicamente in una corsa dove 50 parlamentari e tutta la classe dirigente saranno schierati su una piccolissima schiera di nomi, proprio come avvenuto alle regionali del Lazio. Il problema delle europee non sarà su chi verrà eletto, ma se si raggiungerà il quorum per eleggere quei nomi già noti. Ma allora non è più una corsa per far crescere un partito, ma piuttosto un plebiscito di una comunità su uno o due nomi. Quali speranze ha chi non ha la fortuna di far parte di quella rosa? Nessuna, proprio come avvenuto 4 mesi fa in Pisana ed è per questo che chi abbia un minimo di ambizione politica vada a cercare spazio altrove.

Quest’anno sono 20 anni che voto e con una coerenza degna di un soldato nipponico, il mio voto è sempre stato per Alleanza Nazionale prima e per Giorgia Meloni oggi. Ricordo la mia prima volta in piazza, 1996 a Milano, 17 anni. Una manifestazione contro un certo Umberto Bossi che voleva la secessione. La manifestazione si chiamava ‘8103 comuni, un’unica Patria‘ e al grido di ‘quale Padania quale secessione, l’Italia è una e resterà nazione’ venimmo accolti in una Milano avvolta di tricolori.

Sono trascorsi 22 anni e oggi per una settimana il mio telefono ha squillato in continuazione perché i miei vecchi amici di partito organizzavano pullman per andare a Pontida. Non ci sono andato perché quella non è la mia storia e nonostante la mia stima per Salvini penso che la destra italiana abbia un percorso diverso da quella piazza.

A Pontida non ci stanno nè Iadi e nè Santori, ma buona parte dei loro elettori sono lì e se sono andati via è perché qualcuno non ha fatto nulla per farli sentire a casa.

Salvini infiamma i cuori della destra italiana come riusciva a fare 20 anni fa Gianfranco Fini all’apice del suo successo. Oggi molti fanno finta di non ricordare con la pura ipocrisia di chi cancella la propria storia, ma io quelle piazze piene, quell’entusiasmo e quella passione le porto ancora dentro.

Ricordo il record di Alleanza Nazionale al 15,6% alle politiche del ’96, così come ricordo An a Roma al 31,15% con Moffa nel ’98. Il segreto del successo di quella avventura era l’aggregazione di forze estranee al Movimento Sociale attorno ai valori e ad una piattaforma programmatica di destra. Monarchici, democristiani, liberali. Una alleanza tra diverse forze è ciò che oggi Fratelli d’Italia non riesce proprio a fare: aggregazione. Se pensiamo che gran parte della classe dirigente (nonché elettorale) di An sia rimasta lontano da questa avventura politica, qualche interrogativo ce lo dovremmo porre, e se qualcuno si ponesse il problema delle emorragie elettorali prima di fare la fine di Angelino, sarebbe cosa gradita.

By |2018-07-11T16:24:06+00:00luglio 11th, 2018|CENTRODESTRA, in evidenza, ROMA|1 Comment

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One Comment

  1. Cristiano Buoncristiani Lug 11, 2018 at 20:29 - Reply

    Faccio parte di coloro che hanno cercato desiderato ambito di far parte di FdI ma purtroppo non ci sono riuscito forse perché il coordinamento del VII municipio ha fatto di tutto perché ciò non avvenisse forse perché il partito non è stato capace anche se avvisato di prendere provvedimenti nei confronti di chi non era in grado di coordinare anzi scoordinava ho fatto gazebo manifestazioni senza mai sentirmi accettato anzi sempre guardato con astio . Mi dispiace ma non è un partito ma una setta dove se non appartieni al cerchio magico non puoi accedere purtroppo per questo è destinato a soccombere a chi riesce ad includere. Non sono felice di questo e nulla potrà soffocare la mia fiamma che arde anche se era il loro intento.

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