10 MILIONI DI VOTI: MARINE LE PEN LANCIA LA SVOLTA A DESTRA

10 MILIONI DI VOTI: MARINE LE PEN LANCIA LA SVOLTA A DESTRA

– di Filippo Del Monte – E’ stata una sconfitta, certamente annunciata, ma resta una sconfitta quella subita da Marine Le Pen nel secondo turno delle Elezioni presidenziali francesi. La grinta e la capacità di sedurre con le sue parole di fuoco non hanno comunque fornito alla candidata nazionalista quell’arma in più che serviva per scalzare da una poltrona già “prenotata” il candidato rivale, quello sintetico come la plastica, Emmanuel Macron.

Marine Le Pen è stata intelligente a non piangersi addosso; gli alti gradi del Front National sapevano bene quanto difficile sarebbe stato ottenere la vittoria al ballottaggio con i 3/5 del Paese contro. Accettando la sconfitta, anzi facendo tesoro di essa, la leader del FN ha scelto di imboccare ora la strada della palese trasformazione del suo partito in una forza di governo abbandonando definitivamente la contestazione fine a sé stessa. Questa appassionante tornata elettorale ha chiuso la lunghissima stagione del Front National a trazione “jean-marinista” inaugurando il nuovo corso targato Marine, con Florian Philippot a rappresentare la “sinistra” interna laico-repubblicana e la rampante Marion Maréchal-Le Pen a dar voce alle tematiche cattoliche e tradizionaliste di certa destra transalpina.

Florian Philippot, il “deus ex machina” del successo lepenista in questi anni

Quando ormai la vittoria di Macron era stata confermata Le Pen ha detto chiaramente che il FN cambierà pelle, da nome al simbolo niente sarà risparmiato; per costruire quel “grande raggruppamento di patrioti” cui la Le Pen pensa già da qualche tempo sarà necessario tagliare qualche ramo secco, qualche “pezzo da museo” del lepenismo. Se è vero che le elezioni presidenziali si basano molto sulla persona candidata più che sul partito di appartenenza, è anche vero che Marine Le Pen ha strutturato la propria campagna elettorale attorno a richiami simbolici e verbali particolarmente forti: la Francia, i patrioti e la rosa blu. Da quella rosa blu – trasposizione moderna, femminile e battagliera del glorioso Fleur de lis – può effettivamente nascere una nuova forza nazionale e sociale, espressione della classe media e dei ceti popolari, espressione reale dei patriotés più che degli insoumìs (checché ne dicano dalle parti di Melenchon).

Un lavoro importante in questo senso è stato portato avanti in questi anni, quando Florian Philippot – che è pur sempre un “enarca” per quanto eterodosso – ha messo sul tavolo le sue conoscenze ed i suoi contatti spingendo Marine Le Pen fuori dal “ghetto ideologico” entro cui il sistema politico l’avrebbe relegata. Senza contare poi l’enorme contributo dato dai gruppi di lavoro, di ricerca e di elaborazione paralleli ma slegati dalla struttura ufficiale del Front National come l’ormai famoso Collectif Racine degli insegnanti o il Collectif Marianne che ha agito come il vero collettore e portavoce delle istanze degli “studenti patriottici” delle università transalpine. Altri esempi di questo radicamento “extra-FN” sono i gruppi di intellettuali delle scuole più diverse ma tenuti insieme dalla “rosa blu” lepenista o ancora quei circoli culturali che hanno costituito la vera spina dorsale del programma elettorale di Marine.

La rosa blu scelta da Marine Le Pen come simbolo della propria campagna elettorale

In questa maratona politico-elettorale c’è stato molto poco Front National e parecchio apporto di quella che in Italia chiameremmo “destra diffusa”, cioè quel popolo che al di fuori dei partiti ha scelto comunque di costruire una alternativa nazionale ai classici blocchi scendendo in campo, ognuno con i propri mezzi (mentre nel nostro Paese questo popolo s’è rifugiato nell’astensione o è proprio emigrato verso altri lidi, molto spesso pentastellati). Sconfitti gli ultimi residui “jean-marinisti” è la nuova generazione di patriotés che Marine Le Pen vuole portare alla ribalta; non tanto chi dalla Globalizzazione è stato sconfitto quanto chi la Globalizzazione vuole governarla, non quei giovani che dell’Europa fanno una questione di Erasmus (quelli lasciamoli a Macron, a Renzi ed a tutti i liberal-chic di casa nostra) ma quelli che sulle spalle lo sentono tutto il peso della storia. Facciamoci un favore, non chiamiamo “Fiuggi lepenista” la svolta che Marine porterà avanti; a Fiuggi ci fu uno spengleriano inizio della fine nel 1995; chiamiamola piuttosto nouvelle vie per la destra nazionale francese.

By | 2017-05-09T16:18:33+00:00 maggio 9th, 2017|MONDO|0 Comments

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