La strage che commosse l’Italia non trova ancora pace. Le 19 vittime ancora in attesa della medaglia d’oro al valor militare.

15 anni fa a Nassiriya, Base Maestrale, ci fu un attentato ad una base italiana che uccise 19 soldati. Diciannove persone che commossero e fermarono quell’Italia che per qualche giorno tornò ad essere una nazione degna di questo aggettivo.

Ricordo le file chilometriche di italiani in fila per portare un fiore a questi ragazzi al Vittoriano e poi, quei 4 chilometri di persone in fila per strada al passaggio dei feretri fino alla basilica di San Paolo, la folla all’esterno, la capacità di un Paese di fermarsi di fronte allo strazio delle famiglie. Sentimeni nobili che renderebbero orgogliosi i nostri padri della Patria.

Eppure questi eroi simbolo della lotta al terrorismo internazionale non hanno ancora ottenuto una medaglia d’oro al valor militare e sebbene si siano susseguiti 8 diversi ministri della Difesa, la vicenda sembra essere senza soluzione.

Nonostante le tante petizioni e una vicenda che grida vendetta, non c’è pace per le vittime di Nassiriya che non vedono, oggi, 15 anni dopo un riconoscimento importante come una medaglia d’oro al valor militare. Non possiamo non ricordare le parole del figlio del brigadiere dei carabinieri Domenico Intravaia : «Non capisco perché ai nostri caduti a Nassiriya venga ancora negata la medaglia d’oro al valor militare» o da Paola Cohen, vedova del maresciallo dei carabinieri Enzo Fregosi, entrambi caduti nel citato attentato di Nasiriyya. «Sono incredula e amareggiata. Non ho nulla contro Quattrocchi, anzi. Ma noi stiamo conducendo questa battaglia senza ottenere risposte. Mi sento presa in giro. A noi non interessa il lato finanziario della vicenda perché non vogliamo la medaglia d’oro per ottenere il vitalizio, ma per avere un riconoscimento perenne a chi è morto mentre serviva il proprio Paese e contribuiva a far rinascere la democrazia in Iraq. Ai nostri carabinieri non è stato dato niente e a Quattrocchi la medaglia d’oro. È un’assurdità».

A sostenere le loro ragioni tanti colleghi dell’arma dei Carabinieri e migliaiai di italiani che vorrebbero vedere riconosciuti questi diritti. Sembra che per dare la giusta onorificenza bisognerebbe modificare addirittura l’antica legge del ’32. No, questi ragazzi non meritano di restare imbrigliati nei meandri della burocrazia.

Si faccia ciò che è giusto e l’Italia torni unita come in quel 12 novembre per ricordare con la giusta importanza i suoi eroi. 

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