SICILIA: MUSUMECI, LA VITTORIA DI UN UOMO PER BENE

SICILIA: MUSUMECI, LA VITTORIA DI UN UOMO PER BENE

A cura di Turi Migliore – La vittoria di Musumeci in Sicilia è stata accolta con grande entusiasmo da tutte le forze di centrodestra e non solo, perché di fronte al tracollo del PD non risulta difficile immaginare che pure una fetta di elettorato del centrosinistra in fondo, anche se non lo ammetterà mai, in cuor suo abbia preferito (basta vedere il voto disgiunto lista- presidente) vedere il Nello di Militello alla guida della regione al posto del grillino Cancelleri.

La coalizione che appoggiava Musumeci ha vinto con un discreto margine sul Movimento 5 Stelle (40% a 34,60%), i quali però si vantano di restare primo partito sull’isola e di essersi battuti contro “un’accozzaglia”. Si rassegnino all’idea che le coalizioni sono legali e funzionali, soprattutto quando hanno un programma e obiettivi condivisi.

Eppure fino a poche mesi fa la scelta di Nello Musumeci non era condivisa da tutti gli alleati, ad iniziare dal coordinatore siciliano di Forza Italia, quel Miccichè che cinque anni fa aveva messo il veto, sempre su Musumeci, consegnando la vittoria a Crocetta. Lo stesso Berlusconi voleva un candidato “moderato”, come se l’ex presidente della provincia di Catania fosse un estremista di Forza Nuova.

Nello Musumeci è una persona di destra che non ha mai rinnegato il suo percorso, dal MSI in poi, rifiutando di seguire Fini nel Popolo della Libertà, ha amministrato la provincia di Catania per due mandati consecutivi dal 1994 al 2003, portando al primo posto come indice di gradimento in Italia la provincia etnea. Mai sfiorato da un’indagine, non ha mai ricevuto un avviso di garanzia, in un’epoca in cui prima ti indagano e poi con molta calma si accertano che non hai commesso alcun reato. Un Musumeci deciso, mai sopra i toni, anche quando i grillini hanno utilizzato la calunnia e gli insulti. Un uomo che si commuove e fa commuovere nel discorso alla fine dello spoglio, ringraziando i suoi cari e il figlio Giuseppe scomparso 4 anni fa.

Durante i regni di Cuffaro prima e Lombardo poi, in molti nella cabina elettorale hanno rimpianto la mancanza di uno come Musumeci. A 62 anni ce l’ha fatta e promette che non si ricandiderà tra cinque anni. Fortemente voluto da Giorgia Meloni, la quale ha il merito di aver convinto l’ex Cavaliere e Salvini.

Ora tocca al governatore e alla nuova maggioranza di Palazzo dei Normanni rifar partire una regione vittima dalla gestione scellerata di Rosario Crocetta. Dopo aver scongiurato la vittoria dei grillini, non c’è più tempo da perdere. Servono le riforme, anche quelle coraggiose che riguardano lo statuto speciale dell’isola che negli anni si è rivelato un mezzo per il clientelismo, gli sprechi , la disoccupazione al 22% e la corruzione. Mentre al nord reclamano più autonomia, la Sicilia dovrebbe rinunciare a poteri che non ha saputo e voluto sfruttare se non a vantaggio di una classe politica incapace.

Fin dall’inizio si sapeva che sarebbe stata corsa a due per la vittoria tra Musumeci e Cancelleri, con il Partito Democratico a pezzi e un candidato come il rettore di Palermo Micari che non fa presa sui cittadini (18,60), mentre il segretario del partito Renzi evita di avvicinarsi allo Stretto di Messina. Con la coalizione di centrosinistra c’era anche Alfano che non riesce però ad eleggere neppure un suo rappresentante all’Assemblea Regionale.

In quarta posizione si piazza Claudio Fava, giornalista di sinistra, appoggiato da Mdp- Articolo 1 e tutti i fuori usciti dal PD. Persona seria e preparata che si ferma al 6 %.

Un successo però è fatto anche di errori, come la presenza di “impresentabili” nelle liste, da cui lo stesso Musumeci ha preso le distanze durante la campagna elettorale.

Al di là del fenomeno storico del salto sul carro del vincitore da parte di molti, Giorgia Meloni resta una autentica e convinta artefice di questo risultato, anche se sul partito Fratelli d’Italia c’è da fare qualche considerazione.

Punto primo: il partito si è presentato in tandem con Noi con Salvini, sotto il nome “Alleanza per la Sicilia”. Scelta che forse non è piaciuta a tutti. Bisogna ancora lavorare sodo e non disperdere quanto di buono è stato fatto dalla fondazione del movimento a oggi. Con i leghisti è giusto allearsi ma unificarsi no. Per Salvini era la scelta migliore visto che ancora in Sicilia non può contare su numeri altissimi, sapeva benissimo che così aveva qualche possibilità di far eleggere qualche suo rappresentante. Non dimentichiamo però che nella storia elettorale d’Italia l’unione di più partiti sotto lo stesso simbolo non ha prodotto mai risultati esaltanti, la somma aritmetica di 1+1 quasi sempre non ha prodotto un 2 come risultato.

Inoltre, il partito della Meloni cresce, supera lo sbarramento del 5 % ma il risultato non è omogeneo in tutte le province, passando dal punto più alto con l’8.30 % della provincia di Catania fino al 2,30 % di quella di Agrigento. Una distribuzione a macchia di leopardo, come avviene anche nel resto d’Italia.

Infine su Musumeci forse si poteva puntare già anni fa, coinvolgendolo con un ruolo di primo piano in FDI.

La Sicilia spesso ha anticipato il trend nazionale, è evidente che il centrodestra unito vince, ma non basta, servono programmi e leadership in vista delle elezioni politiche e regionali della prossima primavera. Non ci si può adagiare però sugli insuccessi altrui ma ritornare a coinvolgere tutti quegli elettori che sempre di più preferiscono restare a casa.

By | 2017-11-08T15:32:36+00:00 novembre 8th, 2017|CENTRODESTRA, ITALIA|3 Comments

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3 Comments

  1. Pietro Mario Basile Nov 23, 2017 at 11:53 - Reply

    Che vuol dire: “…Mentre al nord reclamano più autonomia, la Sicilia dovrebbe rinunciare a poteri che non ha saputo e voluto sfruttare se non a vantaggio di una classe politica incapace.”? Non vi pare una incoerenza abolire o limitare uno statuto speciale, tra l’altro concesso prima della nascita della repubblica e a seguito di sommovimenti indipendentisti, ad una regione per concederlo ad altre? Che senso ha “non ha saputo sfruttare …” a causa di una classe politica incapace? Significa che la nuova classe politica sarà anch’essa incapace? Non vi sembrano dei controsensi?

    • Turi Migliore Nov 23, 2017 at 17:31 - Reply

      Caro Sig. Basile da siciliano credo che lo statuto speciale sia stato utilizzato malissimo da sempre. Invece di essere sfruttato al meglio, è stato sempre utilizzato per spendere male i soldi dei siciliani, per usare male in fondi arrivati in Sicilia, per alimentare un sistema clientelare e tutto quello che comporta. Basta vedere i costi della sanità regionale, la mancanza di infrastrutture e la disoccupazione. Non credo sia un controsenso affermare che usata così l’autonomia è stata deleteria. Confido in Musumeci ma sarà molto difficile invertire la rotta.

  2. Pietro Mario Basile Nov 24, 2017 at 17:58 - Reply

    Egregio Sig. Migliore, da siciliano a siciliano, condivido quanto da lei riportato sull’utilizzo distorto e clientelare dello statuto speciale, ma ciò non vuol dire che bisogna abolirlo e così, per usare una perifrasi tutta sicula, “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Invece, bisogna confidare in Musumeci e sostenerlo dalla base per avere la forza di controbattere il radicato e generalizzato malcostume politico e clientelare. Solo così sarà realizzata la promessa del motto elettorale “sarà bellissima”.

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