{"id":10950,"date":"2026-07-19T09:00:42","date_gmt":"2026-07-19T07:00:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centro-destra.it\/wordpress\/?p=10950"},"modified":"2026-07-19T14:49:30","modified_gmt":"2026-07-19T12:49:30","slug":"cadevano-le-bombe-come-neve-quel-giorno-a-san-lorenzo-la-testimonianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centro-destra.it\/wordpress\/cadevano-le-bombe-come-neve-quel-giorno-a-san-lorenzo-la-testimonianza\/","title":{"rendered":"CADEVANO LE BOMBE COME NEVE QUEL GIORNO A SAN LORENZO &#8211; La testimonianza"},"content":{"rendered":"<h2>Roma 19 luglio 1943, ore 11. Il cielo si \u201coscura\u201d, la citt\u00e0 \u201ctrema\u201d- Il ricordo del bombardamento che squarci\u00f2 il quartiere.<\/h2>\n<h3><em>Avevo 16 anni, una macchina da scrivere e il sogno di diventare un giornalista. Un giorno mia nonna decise di raccontarmi la storia dei 3000 morti di quel maledetto 19 luglio 1943 sotto il bombardamento di San Lorenzo a Roma: &#8220;Scrivilo affinch\u00e9 non si perda la memoria&#8221;. <\/em><\/h3>\n<h3><em>Dopo 30 anni ritrovo questo testo e il destino vuole che lo pubblichi sul sito che ho ideato, in occasione dell&#8217;83\u00b0 anniversario del bombardamento.<\/em><\/h3>\n<p><strong>A<\/strong>vevo 15 anni, ma gi\u00e0 lavoravo nella farmacia Bianconi di via degli Equi. Erano le ore 11 del 19 luglio 1943, quando come ogni mattina ero in servizio. Con me c\u2019erano la proprietaria dottoressa Laura, sui 40 anni, signorina, il Prof. Romolo Romani e la sua fidanzata Donna Ortenzia, entrambi di et\u00e0 avanzata.<\/p>\n<p>Avvertimmo l\u2019avvicinamento degli aerei nemici, i quali iniziarono a bombardarci. Dopo poco suon\u00f2 l\u2019allarme. Non so bene cominciare a raccontare l\u2019accaduto. Per il forte spostamento d\u2019aria, causato dalle bombe, si aprirono le porte, si ruppero vetri e caddero a terra molti scaffali, pieni di barattoli, di polveri medicinali con le quali facevo le preparazioni. Vidi molto polverone, causato dalla caduta di 2 palazzi colpiti dalle bombe. Molta gente si rifugiava nella farmacia.<\/p>\n<p>Il Prof. Romani cominci\u00f2 a bestemmiare, la dottoressa ormai impaurita col grande fracasso, si appoggi\u00f2 delle tovagliette sul capo, in modo da evitare la probabile caduta di calcinacci sulla sua testa. Il telefono cominci\u00f2 a squillare. Era la madre della dottoressa, la quale aveva ascoltato alla radio la notizia del bombardamento del quartiere S. Lorenzo.<\/p>\n<p>Appena terminata questa telefonata vennero interrotte le linee telefoniche. Allora pensando a una probabile interruzione delle condutture dell\u2019acqua, cominciai a riempire alcune damigiane.<\/p>\n<p>Ci furono veri momenti di panico, e io cercai di calmare le persone che si trovavano nella farmacia. Andai sulla soglia dell\u2019uscio, vidi gente che gridava per la probabile morte di un parente. Tutto ci\u00f2 che mi circondava era ormai distrutto. Proprio in quel momento caddero delle bombe a circa 4 metri da me.<\/p>\n<p>Sicuramente l\u2019episodio tragico, che sto per raccontare rimarr\u00e0 sempre dentro di me. Entr\u00f2 una giovane donna impaurita, la quale portava un bambino di circa 8 mesi avvolto in una copertina a quadri rosa e celeste. Mi disse che doveva recarsi dal dottore, perch\u00e9 il bambino non stava bene. Presi fra le braccia il piccolo, lo portai dal Prof. Romani che gli iniett\u00f2 una fiala di adrenalina e una di canfora. Per\u00f2 dopo poco il piccolo mor\u00ec.<br \/>\nLo presi e lo avvolsi nella copertina e lo ridiedi alla madre, dicendole di adagiarlo sul letto, non acconsentendo perch\u00e9 fosse deceduto. Intanto venne cessato l\u2019allarme.<\/p>\n<p>Tra un\u2019ondata e un\u2019altra vidi mio fratello Otello, il quale veniva in farmacia per dirmi che mia madre si stava preoccupando per me. Io lo rassicurai, e mi rifiutai di abbandonare il posto di lavoro.<\/p>\n<p>Ero nell\u2019et\u00e0 adolescenziale, e la guerra oltre ad aver distrutto la zona nella quale ero nata, ha ucciso migliaia di persone, e la cosa pi\u00f9 grave \u00e8 che ha lasciato una grande ferita dentro di me.<\/p>\n<p>Delle parole di un detto descrivono ci\u00f2 che \u00e8 accaduto a S. Lorenzo.<\/p>\n<p>O Dio mio che macello<br \/>\nQuando rivedo S. Lorenzo bello,<br \/>\nNon c\u2019era pi\u00f9 un palazzo per guardarlo,<br \/>\nFra le macerie la gente strilla,<br \/>\nChi cerca il padre, il figlio o la famiglia.<br \/>\nMa una vecchietta che ha perduto er core<br \/>\nE sta cercando er figlio e non lo trova,<br \/>\nForse sar\u00e0 rimasto tra le mura<br \/>\nE ad un tratto lo senti grid\u00e0:<br \/>\nOh! Dio che macello quando rivedo San Lorenzo bello,<br \/>\nNon c\u2019era pi\u00f9 un palazzo pe\u2019 guardallo!<\/p>\n<p>Potrei narrare molti altri episodi accaduti durante questa guerra che da 50 anni mi affligge il cuore.<\/p>\n<p>Maria Colantoni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma 19 luglio 1943, ore 11. Il cielo si \u201coscura\u201d, la citt\u00e0 \u201ctrema\u201d- Il ricordo del bombardamento che squarci\u00f2 il quartiere. Avevo 16 anni, una macchina da scrivere e il sogno di diventare un giornalista. 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