{"id":3435,"date":"2016-07-04T16:27:35","date_gmt":"2016-07-04T14:27:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centro-destra.it\/wordpress\/?p=3435"},"modified":"2016-07-05T11:36:14","modified_gmt":"2016-07-05T09:36:14","slug":"il-braccio-di-ferro-fra-italia-e-tunisia-sullolio-doliva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centro-destra.it\/wordpress\/il-braccio-di-ferro-fra-italia-e-tunisia-sullolio-doliva\/","title":{"rendered":"LA GUERRA DELL&#8217;OLIO D&#8217;OLIVA: CON GLI ACCORDI UE LE NOSTRE TAVOLE INVASE DA OLIO TUNISINO."},"content":{"rendered":"<div id=\"alttext-container\" dir=\"LTR\"><\/div>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-3456 alignleft\" src=\"https:\/\/www.centro-destra.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/OLIO-EXTRAVERGINE-DOLIVA-1024x682.jpg\" alt=\"OLIO-EXTRAVERGINE-DOLIVA\" width=\"451\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.centro-destra.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/OLIO-EXTRAVERGINE-DOLIVA-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.centro-destra.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/OLIO-EXTRAVERGINE-DOLIVA-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.centro-destra.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/OLIO-EXTRAVERGINE-DOLIVA-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.centro-destra.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/OLIO-EXTRAVERGINE-DOLIVA.jpg 1400w\" sizes=\"(max-width: 451px) 100vw, 451px\" \/>&#8211; A cura di Giovanni Russo &#8211; Ci sono dei mondi che il Palazzo della Politica fa fatica a vedere, magari sono quei mondi che altri Palazzi, come quelli della Finanza ad esempio, vedono benissimo, perch\u00e9 interessati a sottrarne parte del risparmio. Un mondo come quello degli Agricoltori e Produttori dell\u2019Olio Extra Vergine d\u2019Oliva, che da oggi 1 Luglio 2016 dovranno subire il nuovo Regolamento approvato dalla Plenaria di Strasburgo che permette l&#8217;importazione di altre 35.000 tonnellate aggiuntive alle 50.000 gia autorizzate, di olio extravergine d&#8217;oliva senza dazi nell&#8217;Unione Europea, in particolare dalla Tunisia, per il 2016 e altrettante per il 2017. La stessa Eurocamera che lo scorso 25 febbraio, con l&#8217;introduzione di alcune modifiche, aveva rimandato la palla al Consiglio Ue, accendendo le speranze su nuovi negoziati, ha dato il via libera degli Stati membri &#8211; inclusa l&#8217;Italia &#8211; al nuovo testo, accelerando a sorpresa i tempi e spingendo l&#8217;Assemblea di Strasburgo a cambiare l&#8217;ordine del giorno per l\u2019approvazione finale. Tre le &#8220;migliorie&#8221; incassate dagli eurodeputati italiani: l&#8217;obbligo di tracciabilit\u00e0 del prodotto tunisino, il divieto di proroga oltre i due anni previsti e una valutazione a medio termine dell&#8217;esecutivo Ue, per verificare eventuali danni ai produttori europei. Questo provvedimento, hanno spiegato gli eurocrati, risponde alla necessit\u00e0 di sostenere l\u2019economia della Tunisia e garantirne la stabilit\u00e0 della democrazia (l\u2019unica tra i paesi che hanno fatto i conti con la \u201cprimavera araba\u201d), indebolita dagli attacchi terroristici dell\u2019Isis. Se fosse co\u00ec, sarebbe un gesto \u201cbellissimo\u201d, ma la verit\u00e0 \u00e8 che quest\u2019anno la Tunisia ha avuto una produzione di Olio ai minimi storici, non \u00e8 ben chiaro quindi, da dove arriver\u00e0 l\u2019 Olio che sbarcher\u00e0 sulle nostre coste e finir\u00e0 sugli scaffali dei nostri supermercati con la dicitura \u201cMade in Italy\u201d. Infatti gli stessi Tunisini si aspettavano qualcosa di diverso dall\u2019 UE, come ad esempio incentivi sulla produzione interna, c\u2019\u00e8 infatti una paura che inizia ad emergere, che dietro questo gesto di solidariet\u00e0 verso la Tunisia, ci sia tutt\u2019altro, un favore verso le potenti Lobby del settore. Oggi Garapelli, Bertolli e Sasso sono tra i pi\u00f9 grandi marchi dell\u2019 Olio italiano, tutti e tre sono stati venduti ad una grande industria Spagnola, la \u201cDe Oleo\u201d, che un anno fa, \u00e8 stata acquisita da \u201cCVC\u201d, un fondo finanziario con sede a Londra, grazie alla mediazione di un advisor italiano, Mediobanca, alla fine dei conti sono loro a pagare il dazio che la Commisione Europea chiede di azzerare. Per gli amanti della verit\u00e0, bisogna aggiungere che le importazioni sarebbero comunque necessarie per colmare un fabbisogno interno insoddisfatto dalla produzione. Infatti, limitando l\u2019analisi all\u2019Italia (ma il discorso non cambia molto se facciamo riferimento all\u2019Ue), c\u2019\u00e8 da considerare che i consumi interni pi\u00f9 le esportazioni (la media degli ultimi anni si aggira intorno alle 800.000 tonnellate), superano nettamente la produzione nazionale (la media degli ultimi anni \u00e8 sotto le 400.000 tonnellate). Perci\u00f2 l\u2019incremento approvato, oltre a essere di modesta entit\u00e0 rispetto al fabbisogno complessivo, dovrebbe consentire un leggero risparmio ai consumatori, in quanto il prezzo di importazione diventa mediamente pi\u00f9 basso, ovviamente a danno della qualit\u00e0. Se la questione venisse posta solo in questi termini, pu\u00f2 risultare difficile comprendere appieno il clamore suscitato da questa notizia e ancora meno le proteste che arrivano un po\u2019 da tutte le parti, a cominciare dalle organizzazioni dei produttori agricoli, come la Coldiretti, compatte nel prendere posizione verso questo provvedimento, o come quella del Ministro Martina che si \u00e8 dichiarato contrario all\u2019incremento del contingente di olio tunisino, annunciando controlli pi\u00f9 intensi contro le possibili frodi che potrebbero innescarsi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma ci troviamo di fronte a una deriva autarchica oppure i rischi denunciati sono effettivi e l\u2019olivicoltura italiana, gi\u00e0 duramente provata negli ultimi tempi da avversit\u00e0 climatiche e burocratiche, ha solo da rimetterci?<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il vero problema, quando si parla di olio di oliva, cos\u00ec come di tutte le eccellenze agroalimentari italiane, \u00e8 sempre lo stesso e si chiama\u00a0scarsa tracciabilit\u00e0, perch\u00e9 non ci sarebbe effettivamente nulla di male nel far entrare sul mercato un prodotto di cui siamo carenti, a patto che questo sia distinguibile chiaramente agli occhi di chi fa la spesa. Se \u00e8 vero che l\u2019Italia nell\u2019ultimo anno ha esportato una quantit\u00e0 pressappoco uguale a quella prodotta e tenuto conto che una parte consistente di questa produzione viene assorbita dal mercato interno, \u00e8 lecito ipotizzare che una pari quantit\u00e0 dell\u2019olio importato finisca poi per essere esportata. Ed \u00e8 abbastanza probabile che chi esporta dall\u2019Italia olio importato da altri paesi, lo faccia con lo scopo di beneficiare indebitamente della buona reputazione del Made in Italy oleario. Il rischio concreto in un anno importante per la ripresa dell&#8217;olivicoltura nazionale \u00e8 il\u00a0moltiplicarsi di frodi, con gli oli di oliva importati che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all&#8217;estero, una parvenza di italianit\u00e0 da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a danno dei produttori italiani e dei consumatori. L\u2019 Olio d\u2019Oliva \u00e8 un settore strategico del Made in Italy con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari coltivati, con un fatturato del settore stimato in 2 miliardi di euro e con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate. Ecco perch\u00e9 l\u2019importazione senza dazi dell\u2019olio tunisino rappresenta un problema, non certo l\u2019unico e comunque non il pi\u00f9 grande per gli olivicoltori italiani, fino a quando il mercato \u00e8 un mare magnum dove l\u2019olio, nei termini di legge, \u00e8 tutto uguale, e i consumatori non possono scegliere avendo ben chiari tutti i fattori della qualit\u00e0. Perch\u00e9 \u00e8 incomprensibile che una filiera come quella olivicola, che in Italia pu\u00f2 vantare centinaia di cultivar autoctone, adattatesi a condizioni pedoclimatiche estremamente diverse, non possa fare affidamento sulle peculiarit\u00e0 che ogni territorio, ogni produttore, anche di piccola scala, \u00e8 in grado di esprimere e raccontare, anche attraverso l\u2019etichetta.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; A cura di Giovanni Russo &#8211; Ci sono dei mondi che il Palazzo della Politica fa fatica a vedere, magari sono quei mondi che altri Palazzi, come quelli della Finanza ad esempio, vedono benissimo, perch\u00e9 interessati a sottrarne parte del risparmio. 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