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AL CENTRO DELLA FRATTURA. RILEGGERE ROKKAN AI NOSTRI TEMPI

 PSI– di Filippo Del Monte – La teoria delle fratture sociali – cleavages – ideata dal politologo norvegese Stein Rokkan è utilizzata in Scienza Politica per studiare i meccanismi di nascita e sviluppo dei partiti politici. I partiti nascono per difendere interessi specifici; ecco dunque partiti laici e partiti confessionali (frattura Stato/Chiesa), partiti etno-nazionalisti o regionalisti (frattura Centro/Periferia), partiti socialisti (frattura Lavoro/Capitale) e partiti agrari (frattura Città/Campagna). Queste forze politiche “tradizionali” sono poi state affiancate nel corso del ‘900 dai partiti fascisti – con tutte le varianti dei casi specifici e dei cosiddetti “altri fascismi” europei – che però potevano essere collocabili in uno dei campi delle rispettive fratture senza eccessivi margini di errore. Nella seconda metà del XX Secolo sono comparse anche le fratture Ambientale ed Etnica, sintomo che il panorama partitico mondiale stesse cambiando ma che hanno aggiunto qualcosa alle cleaveges piuttosto che sostituirle.

La crisi delle ideologie e la troppo repentina liquidazione delle stesse ha scompaginato i sistemi politico-partitici mettendo in crisi il metro di giudizio rokkaniano. Rispetto ai primi anni ’70 Rokkan e Lipsen poterono permettersi di teorizzare il “congelamento” dell’offerta politica; oggi questa teoria non è più valida in quanto l’offerta è estremamente dilatata ed è difficile trovare paradigmi utili ad identificare con precisione un partito politico. Quando la stessa definizione di “partito politico” e tutto ciò che essa comporta entrano in crisi o rischiano di diventare obsolete, è probabile che l’intero sistema di studio e definizione delle forze politiche debba essere rivalutato. L’emergere di partiti “populisti” o “pigliatutto” impone di analizzare le fratture in modo diverso ma sbaglierebbe chi pensasse di poterle archiviare. Quello che è veramente cambiato a causa della politica “spoliticizzata” non è solo la forma-partito ma anche il posizionamento nelle fratture, anzi, verrebbe da dire “sulle” fratture. Questo perché la mancanza del collante ideologico-culturale permette di posizionarsi al centro delle cleaveges così da poter “dire tutto ed il contrario di tutto” ed accaparrare quanti più voti possibili.

Per restare al caso italiano, partiti del genere potrebbero essere la Lega Nord o il MoVimento 5 Stelle. Ad esempio la Lega – pur restando schierata in modo ben preciso nell’ambito della frattura Centro/Periferia – seguendo la linea di Salvini ha la capacità di parlare anche a fasce diverse di elettorato sfruttando quelle che sono le potenzialità di un collocamento al centro delle fratture, che non equivale al posizionamento “centrista” nello scacchiere politico, anzi, molto spesso questo tipo di partiti si collocano agli estremi. Il M5S a differenza della Lega Nord ha uno spazio di manovra ancora più ampio in quanto non è il prodotto di una determinata frattura sociale e dunque ha dovuto costruire dal nulla la sua base di consensi. La caratteristica dei partiti “populisti” – ma sarebbe preferibile la definizione di post-partiti qualunquisti – è dunque quella di non essere vincolati a determinati schemi ereditati dal passato. Attenzione a considerare questo posizionamento indefinito come frutto di una riflessione culturale perché è piuttosto il contrario, cioè mancanza di “paradigmi” e ricerca sfrenata del consenso popolare. Stiamo parlando di marketing elettorale più che di politica.

Giornalisti e politologi molto spesso paragonano la Lega al francese Front National. Se lo stile politico potrebbe sembrare lo stesso, totalmente diverso è il loro posizionamento. Il FN è un partito “sincretico”, frutto di alcune teorie della destra euro-mediterranea, ma non è schierato al centro delle fratture. Il partito lepenista ha fatto una scelta di campo ben precisa nell’ambito delle cleavages che potranno risultare il contrasto tra loro ma che poi, nella prassi politica quotidiana, si amalgamano alla perfezione. La differenza essenziale è proprio questa: mentre Marine Le Pen – ed il gruppo di intellettuali ad essa legati – è stata in grado di pescare voti tanto a destra quanto a sinistra pur restando “ideologizzata”, i partiti italiani per racimolare consensi sono stati costretti prima ad abiurare l’impianto culturale-ideologico e poi la stessa “politicità” della politica. Da qui fenomeni come il leghismo salviniano o addirittura il “civismo”.

Punto debole di quei partiti che si posizionano al centro delle cleavages è la prova del governo. I programmi elettorali possono essere riempiti di belle parole e bei propositi ma poi, alla prova dei fatti, vanno applicati ed è proprio in quel momento che potrebbero iniziare i problemi. Al momento di andare al governo i “post-partiti del qualunque/dovunque” saranno necessariamente costretti a scegliere tra un posizionamento chiaro in uno dei campi delle fratture scontentando così parte dell’elettorato, o restare al centro della frattura e rendere il Paese ingovernabile e paralizzato perché si è incapaci di fare scelte.

Chiaramente questo delle fratture non è un metodo di giudizio perfetto, però a grandi linee individua quale potrebbe essere un futuro scenario con i “populisti” al potere. Badiamo bene, si può essere “populisti” per scelta ideologico-culturale ma non per marketing; i partiti non sono supermercati dove l’elettore può comprare ciò che vuole. La perdita dell’offerta chiara e la presenza di una domanda confusa e contraddittoria ha portato a questo. Se si è arrivati a questo è anche perché si è pensato di cavalcare lo “tsunami” qualunquista piuttosto che cercare di fermarlo con ogni mezzo. Un partito non dovrebbe inseguire l’elettore cercando una risposta ad ogni suo capriccio ma dovrebbe farsi votare per ciò che è. Se alla politica di oggi manca qualcosa è proprio il tratteggio chiaro di cosa sia un partito e dove sia posizionato. Un sistema politico privo di punti di riferimento smette di essere “sistema” e smette di essere “organizzato”. Il post-partito o il “non-partito” non sono il nuovo che avanza ma assomigliano molto al funesto prologo del tramonto dell’Occidente.

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