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LA NOSTRA IDENTITA’ NELL’EPOCA DEI BIG DATA

di Bruno Murgia- Plutarco, parlando della distruzione della biblioteca di Alessandria scriveva: ci sentiamo mutilati. Una tragedia per l’umanità, i cui scaffali contenevano la conoscenza di secoli.

In quegli anni, fino alla conquista romana e la distruzione araba, tutto ciò che era conosciuto al Mondo era custodito nella biblioteca. Esisteva un bisogno necessario di un grande spazio fisico in cui riporre i documenti e i libri.

Ora tutte le informazioni contenute nelle mura della Biblioteca alessandrina potrebbero essere riposte in una semplice penna USB.

E’ utile citare un altro dato, reso noto da Eric Schmidt, amministratore delegato di Google: la quantità di informazione che è stata generata dall’inizio dell’umanità fino al 2003 -parliamo di immagini, foto, musica, testi ecc.- viene oggi riprodotta nell’arco di sole 48 ore.

Nel web, ogni minuto -il tempo di lettura di questo pezzo- vengono caricate 30 ore di video su YouTube, scambiati 204 milioni di e-mail, pubblicate 80.000 foto su Facebook, 28.000 su Instagram e mandati 90.000 tweet. Mentre i semafori di Buenos Aires mandano in tempo reale i tassi sull’inquinamento e i tempi della mobilità.
E’ il fenomeno dei “Big Data”, masse di dati estremamente complessi, flussi di informazione enormi raccolti dai dispositivi collegati come i nostri smartphone, i nostri iPad fino agli apparecchi da cucina o i sensori stradali. E’ parte dell’ Internet of Things che sta rivoluzionando la concezione del rapporto uomo-macchina.
Nasscom, società tecnologica indiana, ha previsto che il nostro utilizzo di questi “contenitori sapienziali” sarà di 40 zettabyte l’anno. Uno zettabyte è pari al numero di contenuti digitali prodotti in un anno in tutto il Mondo. Ora moltiplicatelo per 40 volte.
La Biblioteca Alexandria rappresentava il “big data” dell’epoca.

Il nostro patrimonio adesso è racchiuso in contenuti analogici digitalizzati, come il caso dell’archivio danese di Delpher. E non potrà mai essere perso.
In Delpher è racchiuso un pezzo enorme di storia della Danimarca, con più di 1 milione di giornali, 800.000 libri e fonti che arrivano fino al 1618.
Google Books, la più grande piattaforma di mass digitalization privata, ha ormai superato i 25 milioni di documenti.

Un sapere universale, accessibile da chiunque abbia a disposizione una connessione internet, da consultare mentre si è sul bus od in biblioteca in pochissimi secondi.

Una cultura slegata dallo “spazio”, dal carattere nazionale.

Oltre l’80% delle persone fra gli 11 e i 74 anni passa regolarmente del tempo sulla rete.
La tecnologia – ci dice Kranzberg – non è né buona, né cattiva, né neutra. Ha un impatto, e va governato.

Sfruttare le qualità dei Big Data come moltiplicatori di valore del “bello ben fatto” dell’Italia in un piano di digitalizzazione di massa della nostra cultura, come nuovi sovrintendenti “virtuali” della Biblioteca di Alessandria.

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