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DESTRA, RIFORME E GIOVANI: L’INTERVISTA A MARCELLO VENEZIANI

Foto-Marcello-Veneziani– A cura di Nicola Tancredi – Come Virgilio per Dante, oggi una generazione di ragazzi mossi da un sentimento d’amore per la loro terra trova in Marcello Veneziani una guida, un lume, una voce amica in un coro di apatridi. Con l’iniziativa tra arte e cultura «Serata italiana – Comizio d’Amore» lo scrittore pugliese ha avuto modo di raccontare e risvegliare nei vari teatri italiani quel senso d’amore per l’Italia, ormai da troppo tempo latente nella comunità nazionale. Oggi la tappa del tour è Firenze e a far da cornice alla rappresentazione è l’Auditorium del Consiglio regionale della Toscana. L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, su proposta del consigliere FdI Giovanni Donzelli, ha inserito la rappresentazione all’interno delle celebrazioni ufficiali in occasione della Festa della Repubblica Italiana. Quale occasione migliore quindi per dialogare con colui che meglio di tutti riesce a esprimere le parole giuste per descrivere la contemporaneità degli eventi che ci circondano e che ci trasportano in un dove sempre più lontano da elementi di unità di patria. Classe ’55: scrittore, giornalista e saggista. Sessantuno anni vissuti raccontando l’Italia. Autore di innumerevoli articoli e libri; ultimo, al quale poi si collega l’evento di questa sera, è Lettera agli italiani. Ecco Dottor Veneziani, partiamo da qui.

Cosa vuol dire oggi essere italiani?

Vuol dire appartenere a una storia, un popolo e un’identità forte benché sommersa. L’Italia è uno dei paesi con più spiccata “personalità” nazionale, con un forte timbro di appartenenza, oggi diremmo un brand tra i più significativi. E questo ha un peso importante nell’epoca della globalizzazione e dell’omologazione mondiale.

Lei ha detto che “quando il futuro si svuota e si riempie il passato, non resta che rovesciare la clessidra. Crede sia arrivato il tempo di girarla questa clessidra?

Quel tempo è arrivato perché avvertiamo la percezione di essere alla fine di un’epoca, di un ciclo, di un mondo. E quando tutto finisce non resta che ricominciare. Rovesciare la clessidra vuol dire non assistere inermi alla fine del futuro nel grembo del passato ma riprendere a vivere, ripartendo proprio dalle risorse del passato che si fanno futuro.

Tornando al passato, cos’è mancato alla Destra per essere oggi al Governo?

E’ mancato il coraggio di osare riforme vere, il coraggio di valorizzare meriti e meritevoli, il coraggio delle proprie idee. Ha lasciato poche, deboli, tracce e ha mostrato in molti casi di essere inadeguata.

Vede spiragli positivi per la Destra in Italia, se si, da dove ripartire?

L’unico vero punto di partenza è quella metà d’Italia che è ancora in sintonia con istanze, temi e valori di “destra”. Il popolo che scende in piazza per tutelare la famiglia, che antepone la tutela degli italiani all’accoglienza senza limiti e senza filtri, il popolo che ancora reputa l’essere italiano un valore e un motivo di fierezza, non un ingombro o una vergogna. Quella metà d’Italia che nessuno rappresenta a livello mediatico e culturale…

Questione interna. Ddl Cirinnà, riforma Rai e riforma costituzionale. Quale rotta sta prendendo l’Italia?

Da un verso è un paese che ubbidisce in ritardo al politically correct e al nuovo conformismo bioetico, dall’altro è un paese che in assenza di politica e di vere alternative sta lasciando a un premier venuto dal nulla un potere enorme, senza contrappesi. Le riforme rispondono solo a quei due criteri, il conformismo ideologico e la renzocrazia.

Questione Europa. Il Presidente della Camera Laura Boldrini, ha dichiarato che la costruzione di muri minaccia il futuro stesso dell’Europa. Fiscal compact, immigrazione, TTIP, BCE… di questa Europa oggi cosa rimane?

Per molti l’Europa è solo un vecchio tinello per accedere alla società globale, invasa dal basso dai flussi migratori, dall’alto dalle norme restrittive d’europa, dall’ovest dall’americanizzazione culturale e commerciale e dall’est dall’invasione mercantile cinese ed asiatico…

Da Marine Le Pen a Norbert Hofer, pensa che la destra identitaria sia uscita sconfitta dalle urne o è viva?

La destra identitaria ha oggi forse la maggioranza relativa dell’opinione pubblica europea, solo che nei paesi senza rete di protezione come l’Ungheria e la Polonia riesce ad andare al governo, e invece in altri paesi come l’Austria, la Francia o la gran Bretagna non riesce ad arrivare perché si creano fuochi di sbarramento, demonizzazioni pubbliche, alleanze sottotraccia tra moderati e sinistra, e quando non ci sono altri argini avvengono i miracoli del voto postale come quello austriaco… Resta comunque difficile governare col consenso dei popoli ma col dissenso dell’establishment.

Quale consiglio darebbe ad un giovane?

Di non seguire i consigli degli anziani… Di non pensare solo a se stesso, al suo ego e alla sua vita privata, di darsi un compito, una missione, di far nascere cose, persone, idee. E di avere una visione del mondo, sapendo che “vivere non basta”.

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