Finisce con un pareggio 3 a 3 il secondo turno delle elezioni amministrative nelle città maggiori. Non arriva la tanto annunciata spallata politica e chi voleva avere l’onda lunga del referendum dovrà leccarsi le ferite e cambiare strategia.
3 pari nei comuni più grandi dopo che il centrodestra aveva riconfermato Venezia e strappato Reggio Calabria al centrosinistra. Sarebbero dovute essere le elezioni dell’onda lunga, la prima consultazione dopo il referendum e probabilmente l’ultima prima delle elezioni politiche del prossimo anno e da sinistra qualcuno si strofinava le mani.
Non solo l’onda lunga del referendum non c’è stata, ma spesso e volentieri aver caricato un risultato amministrativo come quello di Venezia di un valore politico è stato controproducente per le opposizioni. La famosa chiusura di Elly Schlein a Venezia sulla spallata al Governo Meloni non ha fatto altro che compattare l’elettorato di centrodestra che ha fatto vincere al primo turno il candidato con oltre 10 punti di vantaggio.
Il risultato più politico di queste amministrative, se proprio vogliamo trovarne uno è che l’effetto trascinamento del referendum è già svanito. Immaginate cosa sarebbe successo se la sinistra avesse vinto Venezia e la maggior parte dei comuni. Ci sarebbe stato per 15 giorni sui quotidiani lo stesso clima della vittoria in Sardegna. “Il Governo non vince più, Meloni azzoppata, la Meloni non convince più gli italiani…” etc etc.
Ecco come invece sono andati i risultati di questi ballottaggi: Arezzo, Lecco e Macerata al centrodestra mentre Agrigento, Trani e Chieti al centrosinistra. Tre pari e palla al centro. E mai come ora il centro sarà decisivo anche per le prossime elezioni politiche…