Ecco perché sostenere il SI al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.
Di Gabriel Rateni
Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, previsto per il 22-23 marzo 2026, rappresenta un’opportunità storica per modernizzare il sistema giudiziario italiano attraverso la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Votare “Sì” significherebbe approvare cambiamenti costituzionali che promuovono imparzialità, efficienza e accessibilità del diritto per tutti i cittadini.
Questa riforma introduce una separazione netta delle carriere: i magistrati non potranno più transitare liberamente tra funzioni giudicanti e requirenti, garantendo così una maggiore specializzazione e la terzietà del giudice. Verranno creati due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e composti da membri togati sorteggiati tra magistrati esperti, oltre a laici estratti da elenchi di professori e avvocati con almeno 15 anni di esperienza. Nasce inoltre l’Alta Corte Disciplinare, un organo autonomo dedicato a sanzionare gli illeciti disciplinari, con una composizione mista e regole chiare per procedimenti equi e trasparenti.
Per i cittadini, questi cambiamenti promettono di ridurre gli errori giudiziari, rendendo il diritto finalmente “alla portata di tutti” grazie a un giudice più imparziale e un’accusa specializzata, senza quegli squilibri che oggi spesso penalizzano le parti in causa. Gli operatori quotidiani del settore avvocati, forze dell’ordine, imprese beneficeranno di una maggiore prevedibilità e fiducia nel sistema, con carcerazioni cautelari più limitate e valutazioni meritocratiche dei magistrati che premiano competenza e responsabilità. In questo modo, la giustizia diventerà non solo efficiente, ma giusta e vicina alle esigenze reali di ciascuno, promuovendo uno Stato di diritto autenticamente accessibile.
Guardando al diritto privato comparato, la separazione delle carriere è già una realtà consolidata in sistemi maturi come quelli di Francia, Germania e Stati Uniti, dove giudici e procuratori seguono percorsi distinti, migliorando l’equilibrio accusatorio e riducendo il numero di impugnazioni inutili. L’Italia, allineandosi a questi modelli europei, potrebbe superare i suoi ritardi cronici, elevando il diritto privato a strumento rapido e affidabile per risolvere controversie civili, tutelando così imprese e famiglie con processi equi e prevedibili.
Dalla filosofia politica lockeana, questa riforma rafforza lo Stato limitato attraverso pesi e contrappesi ben calibrati, evitando pericolose concentrazioni di potere nella magistratura. Nella filosofia del diritto di Kant, il “Sì” al referendum realizza la giustizia come imperativo categorico di imparzialità universale, trasformando il processo in un forum equo dove la ragione prevale sulle discrezionalità opache.
Sono questi principi ideologici a fare della giustizia un pilastro democratico, accessibile e profondamente umano.